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Come i robot stanno rivoluzionando l’industria manifatturiera: miglioramento della produttività e qualità

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un post su Linkedin che parlava dei robot collaborativi, dei veri e propri robot in grado di interagire e collaborare con l’operatore a pochi centimetri di distanza, condividendo lo stesso spazio di lavoro senza barriere fisiche. Degli aiutanti, in altre parole, in grado di svolgere operazioni ripetitive o che, in qualche modo, a lungo andare possono rivelarsi dannose per la salute dell’uomo.
Eccone un esempio.

La robotica è un tema che mi ha sempre affascinato molto. È infatti in buona parte per merito suo se il mondo di oggi è quello che è. A partire dall’ambito industriale.
Credo anche che quella dei robot collaborativi in particolare debba essere considerata una vera e propria rivoluzione. Prima di tutto perché è una condicio sine qua non della fabbrica 4.0 di cui ho parlato qualche settimana fa, ma non solo.
Una delle problematiche più grosse legate all’automazione, infatti, era sempre stata la necessità di separare fisicamente (attraverso reticolati, cancelli e barriere…) la zona riservata ai sistemi robotici dalle aree dedicate al lavoro svolto dall’uomo manualmente. Questo ovviamente creava delle limitazioni, sia per quanto riguardava il controllo umano, sia nell’ambito delle operazioni svolte in automatico dai robot.
Nel momento in cui, però, diventa possibile eliminare questa ‘barriera’ e l’operatore si trova a poter lavorare fianco a fianco con un robot, si può iniziare a parlare di una reale interazione tra uomo e macchina. Una interazione decisamente importante perché, a mio avviso, in grado di portare alla perfezione, grazie all’unione dell’ineccepibilità del movimento di un robot con la supervisione umana. Il robot non ha alcuna limitazione nei movimenti, ma non è in grado di ragionare. E viceversa.

La possibilità concreta di eliminare le barriere fisiche tra uomo e robot permetterebbe inoltre di ridurre drasticamente gli spazi dei reparti dedicati alla produzione e di rendere l’ambiente di lavoro più confortevole e a una misura d’uomo. Nelle aziende in cui le linee di montaggio sono in parte costituite da robot, infatti, ci sono tantissime recinzioni che occupano molto spazio. A questo si aggiunge il fatto che queste barriere fanno sì che l’operatore che si trova a lavorare in quel contesto abbia quasi la sensazione di trovarsi in un carcere perché circondato da recinzione quasi da ogni parte.

Per quanto riguarda MICROingranaggi infine è ancora prematuro parlare di un investimento per questo genere di tecnologie. Essendo la nostra produzione caratterizzata da lotti medio/piccoli con una varietà molto ampia di codici, potrebbe invece essere interessante valutare l’inserimento di isole semiautomatiche che, grazie all’interazione tra uomo e macchina, consentirebbero di avere stazioni più flessibili e quindi ideali per essere adattate in poche ore a un differente tipo di produzione.

Qualcuno di voi ha mai installato robot collaborativi nel proprio reparto di produzione? Se sì, quali pro ed, eventualmente, quali contro?
E in linea generale cosa pensate di questo tema?

di Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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